Diocesi di Concordia - Pordenonelogo
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Biemmi incontra gli operatori di pastorale   versione testuale


 Fratel Enzo Biemmi ha incontrato sabato 22 marzo coloro che si stanno formando attraverso l'Itinerario diocesano di formazione per operatori di pastorale familiare e diversi operatori nell'ambito della catechesi. Durante il pomeriggio di lavoro fratel Enzo ha affrontato il tema "Il secondo annuncio. Verso una conversione missionaria della catechesi e della pastorale", dando numerosi spunti di riflessione e ricomprensione dell'impegno pastorale. Eccone una sintesi.

1. Da circa trent'anni ci troviamo in una situazione di profonda trasformazione culturale: il campanile non è più il punto di riferimento; la comunità cristiana è una minoranza tra molte identità. Papa Francesco, attraverso la Evangelii gaudium esorta a passare da una pastorale della conservazione a una missionaria. La realtà cambiata lo richiede, la secolarizzazione è un dato di fatto. La Chiesa deve passare da un atteggiamento di cura fidei a uno di primo annuncio, con grande gioia, per il dono del Vangelo che ha ricevuto. Scrive Papa Francesco (EG 27): "Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l'evangelizzazione del mondo attuale, più che per l'autopreservazione".

Il papa ha fatto un passo in più rispetto al Sinodo sulla nuova evangelizzazione. Il Sinodo si è fermato sulla radice ecclesiologica dell'insuccesso nell'evangelizzazione: occorre che la Chiesa stessa si rievangelizzi, prima di annunciare. Tra i vescovi, però, al di fuori delle assemblee, era avvertita come altrettanto importante l'esigenza di riforma delle strutture. EG coniuga i due elementi: perché la Chiesa diventi canale di evangelizzazione occorrono insieme la conversione dei soggetti e il rinnovamento delle strutture.

La cultura attuale non è più sociologicamente cristiana: non veicola più il cristianesimo, ma la libertà religiosa. Questo non significa che sia finito il cristianesimo, ma una certa forma di cristianesimo, quella di maggioranza. Oggi occorre ritrovare l'identità di una minoranza che è lievito nella pasta, non una minoranza settaria, neanche una minoranza di contrapposizione. La nostra identità è quella di una "differenza a favore" (E. Bianchi) che contribuisce ad umanizzare il mondo e la società. 

Se investiamo le nostre energie nella ricostruzione della cristianità perduta non rispondiamo alle esigenze attuali ed entriamo in un circolo vizioso di prostrazione e frustrazione. Tutta la nostra impostazione pastorale deve invece essere orientata a una nuova evangelizzazione nella gioia: la Chiesa "in uscita".

 

2. Orientata la Chiesa in prospettiva missionaria, Papa Francesco riporta tutto al fondamento, il kerygma: "Abbiamo riscoperto che anche nella catechesi ha un ruolo fondamentale il primo annuncio o 'kerygma', che deve occupare il centro dell'attività evangelizzatrice e di ogni intento di rinnovamento ecclesiale... Sulla bocca del catechista torna sempre a risuonare il primo annuncio: 'Gesù Cristo ti ama, ha dato la sua vita per salvarti, e adesso è vivo al tuo fianco ogni giorno, per illuminarti, per rafforzarti, per liberarti'" (EG 164).

Cos'è importante dire ai fidanzati in preparazione al matrimonio? "Gesù vi ama, è contento del vostro amore e vi accompagna nel vostro cammino". 

Se impostiamo l'impegno pastorale in questo modo, il primato è del dono rispetto all'impegno di risposta della persona. Il cristianesimo moralistico non è gioioso perché si presenta come un insieme di norme e divieti da rispettare. Il primato del kergma è invece il primato dell'annuncio gioioso dal quale scaturiscono il dogma e la morale. Agli operatori pastorali è richiesta una  conversione missionaria, cioè un cambiamento di modo di vedere le cose, di sguardo.

"Quando diciamo che questo annuncio è 'il primo', ciò non significa che sta all'inizio e dopo si dimentica o si sostituisce con altri contenuti che lo superano. E' il primo in senso qualitativo, perché è l'annuncio principale, quello che si deve sempre tornare ad ascoltare in modi diversi e che si deve sempre tornare ad annunciare durante la catechesi in una forma o nell'altra, in tutte le sue tappe e i suoi momenti... Tutta la formazione cristiana è prima di tutto l'approfondimento del kerygma che va facendosi carne sempre più e sempre meglio, che mai smette di illuminare l'impegno catechistico, e che permette di comprendere adeguatamente il significato di qualunque tema che si sviluppa nella catechesi" (EG 165).

Il secondo annuncio è il "farsi carne" del primo annuncio nei vari passaggi della vita: è un "secondo primo annuncio". Le occasioni favorevoli sono le crisi e le "crepe" dentro le esperienze umane, vere pasque umane e passaggi di Dio. I primi "sì" sono fondamentali, ma non i più importanti: sono i secondi o i terzi "sì" quelli che permettono di entrare in una profondità maggiore, un'adesione più completa. Questi passaggi avvengono attraverso evangelizzatori capaci di dire il Vangelo nella situazione di difficoltà o di cambiamento: il secondo primo annuncio. 

I 5 ambiti del Convegno ecclesiale di Verona (gli affetti, il lavoro e la festa, la tradizione, le fragilità, il convivere civile; nella riformulazione di Biemmi: generare e lasciar partire, errare, legarsi-lasciarsi-essere lasciati, appassionarsi e compatire, vivere la fragilità e il proprio morire) individuavano proprio le situazioni umane che fanno emergere le domande vitali rispetto alle quali dobbiamo saper dire i 5 "Sì" di Dio. Far risuonare il kerygma, l'annuncio della Pasqua, nelle pasque umane è il secondo annuncio.

3. Progettare la catechesi in una prospettiva di primo e secondo annuncio richiede alcune mosse fondamentali:

a)     spostare il baricentro dal "puerocentrismo" a un'ellisse a due fuochi: la famiglia e l'adulto. La complicazione e la fatica della pastorale attuale è che il contesto è ancora cristiano, ma spesso senza vissuto di fede.

b)     Scegliere delle "porte di ingresso alla fede" o di "ritorno alla fede".

c)     Elaborare le iniziative concrete.


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