Diocesi di Concordia - Pordenonelogo
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Comunità che annuncia e testimonia   versione testuale

   

La consegna del Progetto Pastorale Diocesano, unitamente alla presentazione delle nuove foranie e di alcune scelte che riguardano luoghi e strutture della nostra Chiesa locale, ci consentono di stendere alcune valutazioni pastorali.
Titolo del Progetto: ’Comunità che annuncia e testimonia’. Andiamo così a chiudere un percorso triennale sulla fede, in felice coincidenza con l’esortazione Evangelii Gaudium (EG) di papa Francesco che sembra ’scappare’ in avanti di una ventina d’anni. Mi concentro qui sui termini ’Evangelizzazione’ e ’Nuova Evangelizzazione’.
In EG c’è quasi un ’depotenziamento’ dell’espressione ’Nuova Evangelizzazione’ (nemmeno 10 volte) a vantaggio dell’espressione ’Evangelizzazione’ (almeno una novantina di volte). Sembra quasi si voglia svincolarsi dall’impressione che si tratti di rievangelizzare facendo argine contro una secolarizzazione montante. Emerge piuttosto la volontà di mettere la missione al centro, al centro di tutta l’azione della Chiesa. L’evangelizzazione è il ’paradigma’ per comprendere la natura e la vocazione della Chiesa. Abbracciata nel suo insieme e vista in ogni suo singolo atto pastorale la Chiesa è fatta per annunciare la bellezza del Vangelo. E’ una visione teologica ed ecclesiale da una parte, ma anche nel contempo pastorale e programmatica. Insomma l’evangelizzazione è il cuore pulsante. Esso dovrà ’stringersi’ attorno al Signore Gesù e alla sua Parola, e ’dilatarsi’ sul mondo. Si noti come il magistero pontificio insista sulla cura di una relazione di fede autentica, che sta ben in guardia da intimismi caramellosi, e su una Chiesa in uscita, fiduciosa e libera. Tuttavia papa Francesco non rottama la ’Nuova Evangelizzazione’, anzi al di là della modalità espressiva incoraggia e traccia lui stesso forme di novità. L’Evangelizzazione appare allora nuova perché gioiosa, coraggiosa, intraprendente. Essa non rimane bloccata da stupidi timori e stanchezze ripetitive. A proposito di numeri, la parola gioia è la più frequente nel vocabolario di Francesco. Nuova ancora perché narra il mistero della misericordia di Dio. Prima dei dogmi e dei principi etici, l’evangelizzatore condivide l’esperienza dell’incontro vivo e commosso con la tenerezza del Risorto. Il Vangelo ci spinge ad andare verso le periferie<+tondo>, a recuperare coloro che si sentono ’rifiuti’, a segnalare che è possibile amare superando la cultura del provvisorio. Infine, la novità la rintraccio nell’esortazione ad essere creativi, non stanchi e ripetitivi, ad assecondare la fantasia dello Spirito. Non è un colpo di genio ’missionario’ (e quindi non solo diplomatico) l’idea di invitare ’a casa’ i leaders israeliano e palestinese? Mi ha fatto pensare la battuta di un confratello di una diocesi vicina. Parlavamo di consegne di Progetti Pastorali e mi esce dicendo: "Mamma mia! Ogni anno la diocesi ci snerva. Sempre cose nuove da fare. E’ ora di smetterla!". Credo che il punto non stia nel fare o nel non fare più o meno cose. Chi ama e si sente amato non può stare fermo. Avverte il bisogno di condividere la sua gioia e troverà il modo per farlo. Non smette, mai! Il Progetto Pastorale Diocesano sarà allora povero, ma utile strumento perché si possa esclamare: "Come sono belli i piedi del messaggero di lieti annunzi!" (cfr Is 52).  
 
don Fabrizio De Toni
 
Articolo pubblicato su Il Popolo del 15.06.2014
 
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