Diocesi di Concordia - Pordenonelogo
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Parrocchia VALERIANO-Santo Stefano

Indirizzo: Via Roma, 153 - VALERIANO, 33094 PINZANO AL TAGLIAMENTO (PN)
Note:
Il Pognici, da brav'uomo del suo tempo, coglie l'occasione per una sparata anticlericale parlando dell'oratorio di S. Maria di Valeriano, che ha il torto di essere stato fatto costruire e abbellire dalla confraternita dei Battuti, i quali nel loro fanatismo religioso avevano fatto sorgere accanto alla chiesetta anche un ospizio, anzi un ospedale modello per i loro tempi e per la consistenza demografica del paese. E non s'avvede di commettere anche un errore storico, attribuendo al vescovo Guglielmo, che aveva occupato la sede concordiese cent'anni innanzi, la «colpa» di avere autorizzato nel 1330, o 1336, l'erezione in Valeriano della discussa confraternita, la quale commise, tra l'altro, il reato di dar vita a chiese come quelle, appunto, di Valeriano e di San Vito, di Spilimbergo, di Portogruaro (S. Giovanni), di Pordenone (S. Valentino) e ad altre ancora, che rimangono a testimonianza del loro fervore religioso e a godimento del nostro spirito. Occasione, sbagliata, oltre che di cattivo gusto. Ma non insistiamo. La pieve di S. Stefano di Valeriano, derivata da quella antichissima di S. Pietro di Travesio, era già costituita nel 1187, anno della bolla di papa Urbano, avendo come fiilali S. Martino di Pinzano e S. Biagio di Manazzons. La pieve di S. Stefano venne assegnata nel 1558 a Giovanni Carga di S. Daniele, che oltre ad essa possedeva un canonicato a Cividale e un altro ad Aquileia e quando ricevette la pieve stessa stava alla corte pontificia a Roma; passò poi al servizio di S. Carlo Borromeo. La chiesa attuale fu ricostruita nel 1492 e non si sa quando fu consacrata. In un documento della Marciana è detto - all'anno 1300 - che la «Capella et fradalia (dei Battuti) Valeriani debet in eodem festo (di S. Stefano) pro honorancia media libra piperis» alla chiesa parrocchiale: se nel 1300 chiesa e confraternita di S. Maria erano tenute a questa contribuzione, le due date sopra riportate - 1300 o 1336 - devono essere portate a qualche decennio prima. Per la (nuova) chiesa parrocchiale il pittore e intagliatore Giovanni qm Domenico Mioni da Tolmezzo si obbligava in data 4 luglio 1517 di eseguire nel termine di quattro anni una pala, o ancona d'intaglio, dipinta e dorata, alta 12 piedi circa e larga 8; divisa in due campi con 21 figure intere intagliate... con un tabernacolo nel mezzo della base per la custodia del SS. Sacramento... La pala doveva essere del valore di ducati 180 o 200, salvo il diritto nelle due parti di farla stimare (Degani). Questa ancona non va confusa con quella che lo stesso artista aveva consegnata il 25 dicembre 1509 alla confraternita dei Battuti per la chiesetta di S. Maria e che circa vent'anni fa fu acquistata dal comune di Pordenone, il quale, dopo averla esposta per qualche tempo in duomo e fatta restaurare, la destinò al Museo civico, di cui è uno dei «pezzi» più preziosi. Secondo il Marchetti l'ancona sarebbe di due artisti diversi. La chiesetta di S. Maria dev'essere stata costruita prima del 1300, se e quell'anno era già onerata di un contributo verso la parrocchiale, ma sulla fine del Quattrocento fu ampliata verso la fronte ed ebbe l'aggiunta del presbiterio. Nulla di particolare essa offre dal punto di vista architettonico; la facciata però si adorna del portale del Pilacorte; la data si legge sull'archivolto: «1499 adì 15 de mazo» (maggio); scrive il Bergamini che alla base e al sommo dell'archivolto erano previste statue probabilmente eseguite ed in seguito scomparse. Agile ben disegnato il campanile a vela. Neppure l'interno, sotto lo stesso profilo, offre delle novità: si tratta d'una navata rettangolare e d'un modesto presbiterio di un solo gradino più alto; il soffitto è in mattoni, a botte. Ma ciò che rende prezioso questo tempietto è il susseguirsi di pitture di rara bellezza. Sulla facciata il Pordenone affrescò sul lato destro il possente S. Cristoforo, sul lato sinistro in alto la Fuga in Egitto e sul riquadro inferiore le figure dei santi Giovanni Battista, Stefano e Valeriano; sopra il portale un'incoronazione della Vergine. Nell'interno, sulla parete di sinistra, del Pordenone è la celebre raffigurazione del Natale; in essa il maggior pittore friulano « ha saputo fondere la umana dolcezza dei personaggi ed il celestiale grappolo di angioletti con il veristico paesaggio di sfondo, con la rovinosa capanna ed il digradare dei colli nella lontananza. La tavolozza nella sua vivacità dà all'insieme un ben alto valore artistico » (Forniz). Ma i più antichi affreschi di questa chiesa sembrano essere l'Ultima Cena sulla parete di destra, che fa rimpiangere quella analoga, andata perduta con il disastro dei Vajont, nell'oratorio di S. Martino a Erto, te una specie di Deesis, con l'aggiunta di due gruppi di apostoli, sulla sinistra: sono dipinti dei quali non si conosce l'autore, che sembra tuttavia non abbia conosciuto Vitale da Bologna, benchè mostri di non esserne estraneo. La decorazione della volta è costituita da un ciclo di episodi della vita della Vergine; disposti di qua e di là del colmo su quattro registri, rivelano la presenza d'una mano più sapiente e d'epoca alquanto posteriore: forse principio del Quattrocento. Altre figure rappresentate nella parete di sinistra (S. Nicolò in pluviale e pallio metropolitico, la SS:ma Trinità); l'affresco di faccia raffigura Cristo tra la Madre e il Battista e due gruppi di sei apostoli. Si conserva poi in questa chiesetta una pala della SS. Trinità, opera di Gasparo Narvesa. Il sacro edificio e i suoi dipinti sono stati oggetto di lungo e minuzioso restauro a cura della Soprintendenza di Trieste, a cominciare dal 1962; fu collocato un nuovo altare in marmo (che sostituì l'ancona sopra menzionata), consacrato dal vescovo De Zanche il 5 luglio 1964, e fu rifatto il pavimento, ora in terrazzo; altre opere di sistemazione e di abbellimento furono eseguite anche all'esterno negli anni seguenti e inaugurate dal vescovo Abramo Freschi, presenti le autorità, il 23 settembre 1973. Pur non essendo S. Valeriano titolare della chiesa parrocchiale e patrono della villa (che ha certo origini romane: c'è chi la vuole derivata dall'omonimo imperatore, chi dalla famiglia Valeria, chi da un non meglio conosciuto centurione di questo nome), S. Valeriano è onorato in paese: non per nulla egli figura in ferrea armatura, accanto alla Madonna e a S. Giuseppe, nella meravigliosa Natività di cui abbiamo detto. La villa appartenne ai patriarchi di Aquileia dal 1335 fino al 1569 quando venne assoggettata alla giurisdizione dei Savorgnan, che la tennero fino all'epoca napoleonica.
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