Diocesi di Concordia - Pordenonelogo
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Parrocchia PRODOLONE-San Martino Vescovo

Indirizzo: Piazzale Colloredo, 1 - PRODOLONE, 33078 SAN VITO AL TAGLIAMENTO (PN)
Note:
Nella carta geografica dipinta nelle logge vaticane la località è indicata con il nome di Pradoleum; nei documenti tuttavia è sempre chiamata Prodolonum: «in villa de Prodolono», «apud Prodolonum» ecc. La villa era dei patriarchi d'Aquileia, che la concessero in feudo alla famiglia Di Prodolone, discesa in Italia - secondo taluni storici dimentichi però di citare i documenti - con Corrado re di Germania nel 1026. Nel 1302 Gurizzo di Prodolone vendette la sua signoria, per 600 marche aquileiesi, a Durango di Mels, la cui famiglia assunse da allora il nome di Mels-Prodolone fino alla sua estinzione nel 1748: ad essa subentrarono quindi i Colloredo fino al 1797, cioè alla caduta di Venezia. Nel 1806 Prodolone fu aggregato ai comune di S. Giovanni di Casarsa, ma il 10 luglio 1811 fu tolto a San Giovanni, che cessò di essere capoluogo di comune, e annesso a quello di San Vito. Sia il paese sia il castello andarono soggetti a distruzioni ed incendi, a cominciare dal 1293 ad opera di Gerardo da Camino fino al 1412, quando furono gravemente danneggiati ad opera dei veneziani. Della rocca, più volte restaurata e consolidata, più nulla rimane. La chiesa, che esisteva prima del 1302, aveva un proprio sacerdote. E' interessante notare come i primi quattro sacerdoti che vi furono addetti si firmino con una qualifica diversa: officiante, vicario, rettore, cappellano. Essa apparteneva alla pieve di San Giovanni di Casarsa, matrice - come è noto - di San Vito e Casarsa, oltre che di altre ville minori; da questa si separò per divenire autonoma nel 1694, non comprendendo però la borgata di San Floriano, che civilmente era sempre appartenuta ai signori di Prodolone. La chiesa primitiva era stata consacrata nel 1349; distrutta o gravemente danneggiata nell'incendio del 1412, se ne costruì una nuova, che fu consacrata l'ultima domenica di maggio 1448 dal vescovo di Concordia Battista Legname (1443-1455). Evidentemente in essa dovette essere stato compiuto un fatto violento con spargimento di sangue se il 14 aprile 1550 fu «riconciliata» da mons. Jacopo de Rubeis, ausiliare del vescovo Pietro III Querini. Diremo di passaggio che questo presule veneziano rimandò di molti anni la propria consacrazione, rimanendo a Venezia a godersi i redditi della mensa concordiese e facendosi sostituire in diocesi da due ausiliari: il sopracitato De Rubeis e il nipote Marino Querini che gli succedette nel 1585. Il visitatore apostolico De Nores, a Prodolone il 6 ottobre 1584, trovò che la chiesa conservava l'Eucarestia e aveva il fonte battesimale e il cimitero; gli altari erano sette (in precedenza erano nove), di cui il maggiore dedicato a S. Martino era consacrato, come pure quelli del Santissimo e di S. Elisabetta; il visitatore ordinò di eliminare gli altri quattro, dedicati rispettivamente a S. Giuseppe, S. Gottardo, S. Floriano e alla SS. Trinità. Tali disposizioni furono eseguite fedelmente, poichè il vescovo Vallaresso, nella sua visita compiuta il 18 settembre 1705, rileva che gli altari sono tre, cioè quelli consacrati di cui sopra. Questa chiesa fu ampliata nel secolo scorso: il Degani afferma che se ne costruì una nuova, ma ciò non è vero; dell'antico edificio sacro rimangono il coro e almeno un muro perimetrale, che nel 1949 apparvero adorni di pregevoli affreschi, attribuiti a Pietro di San Vito e al Bellunello. I lavori dovettero però essere stati d'una certa rilevanza se il vescovo Andrea Casasola ritenne di riconsacrare il tempio il 17 settembre 1860. Con l'aumentare della popolazione, pressoché raddoppiata in poco più di un ventennio, cominciò a sentirsi la necessità d'un nuovo ampliamento o d'una chiesa nuova. Furono elaborati due progetti: uno dell'arch. Girolamo d'Aronco (1882) e un altro, più tardi (1930) del compaesano ing. Giovanni Paiero, ma non furono eseguiti; nel 1961 si aprirono due aule ai lati del coro e si costruì un nuovo altare marmoreo, che fu consacrato dal vescovo De Zanche il 29 aprile 1962. La pala dell'altar maggiore è di Antonio Zucchero, o Zuccheri, sanvitese, eseguita nel 1854. Nell'ambito della parrocchia c'è il piccolo santuario della Madonna delle Grazie, costruito nel 1467, prezioso per i dipinti del Bellunello e dell'Amalteo e per il bellissimo altare del tolmezzino Giovanni Martini, che con finissima arte lo arricchì di quattordici statue, tutte finemente modellate, e di fregi e ornati di squisito gusto rinascimentale. Gli affreschi del soffitto e delle pareti del coro sono una gioiosa glorificazione della Vergine, raffigurata nei momenti singolari della sua vita: Pomponio Amalteo vi attese per quattro anni, dal 1539 al 1543. La chiesa fu arricchita di molte indulgenze, con bolla data a Portogruaro il 9 marzo 1494, da Battista vescovo suburbicario di Tuscolo (Frascati) cardinale e vescovo di Vicenza; l'altare fu consacrato il 4 settembre 1594 dal vescovo di Concordia Matteo I Sanudo. Nella chiesetta seicentesca di S. Carlo c'è un solo altare con una piccola pala del santo restaurata nel '73 da Giancarlo Magri; della antichissima chiesetta di S. Valentino rimangono solo pochi ruderi; non si conservano invece tracce degli oratori campestri dedicati a S. Mauro e a S. Girolamo.
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