Diocesi di Concordia - Pordenonelogo
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Parrocchia PORTOVECCHIO-Santa Maria della Purificazione

Indirizzo: Via G. Venerio, 31 - PORTOVECCHIO, 30026 PORTOGRUARO (VE)
Note:
Lo si è chiamato così, probabilmente, per distinguerlo da un Porto nuovo. Difatti in un atto di donazione ricevuta dal vescovo di Concordia Federico di Prata, il 13 novembre 1248, è detto che la casa di cui la donazione era oggetto si trovava In Portu novo gruaro. E' l'unica volta però in cui ci è stato dato di trovare questa qualifica per Portogruaro. Marcantonio Nicotetti, citato dallo Zambaldi in «Monumenti storici di Concordia», afferma che «a' suoi tempi si vedevano le antiche vestigia di Portovecchio... del quale Plinio il vecchio intese far menzione chiamandolo Porto Romatino». Ma lo stesso Zambaldi era del parere che Porto Romatino si trovasse alle foci, e non quasi alle sorgenti, del Lemene, mentre altri lo situano nel luogo dell'attuale Portogruaro. Reperti dell'età romana e resti di un ponte della stessa epoca, venuti alla luce nel secolo scorso, attestano la precedenza cronologica dell'attuale frazione sul capoluogo. Civilmente la villa di Portovecchio fu sempre soggetta alla signoria dei vescovi di Concordia e in tal senso è menzionata nel diploma concesso dall'imperatore Ottone III al vescovo Benno o Bennone nel 996. Come sudditi del vescovo, gli abitanti di Portovecchio erano tenuti a versare alla mensa concordiese dei tributi e a prestare aiuti di lavoro e di armi a favore del loro «sovrano»: il che essi sopportavano di malavoglia. II 2 luglio 1318 quelli di Portovecchio e di altre ville ricevettero l'ingiunzione di comparire davanti ai giudici, nella loggia del castello vescovile di Cordovado, accusati di inadempienza dei loro obblighi, quali la custodia e la manuutenzione del castello stesso. Gli imputati affermarono di ignorarli o di non ritenerli legittimi, ma furono subissati dalle testimonianze in senso contrario. Nel 1362 gli abitanti di Portovecchio e quelli di Teglio furono chiamati davanti a un tribunale presieduto dal vescovo di Ceneda fra Gualberto, e ciò deputato da papa Innocenzo VI, e sollecitati a versare al loro vescovo e signore i tributi che per ben un decennio essi avevano dimenticato. Ecclesiasticamente Portovecchio appartenne sempre alla sede di Concordia e la pieve di S. Maria è ricordata nella bolla di Urbano III, ma il paese «con molta probabilità, fu arso e distrutto dalle armi di Ezzelino verso il 1246», o subì gravissimi danni a causa di depredazioni, incendi o pestilenze: fatto si è che a un certo momento la pieve si ridusse al rango di filiale di quella di S. Giorgio di Teglio e solo nel 1583, per decreto del vescovo Pietro Querini (1545-1584) fu ricostituita in parrocchia. Nel 1191 il patriarca di Aquileia ne assegnava i redditi al Capitolo di Concordia, il quale perciò acquisì il diritto di nomina del parroco. Non si riesce a spiegare come poi tale diritto sia passato ai capifamiglia adunati in vicinia e da questi, nel 1864, al Consiglio comunale di Portogruaro, che nel 1952 vi rinunciò: da questa data la chiesa è divenuta arcipretale. La chiesa fu consacrata nel 1582. In essa si conserva una pala, collocata sull'altar maggiore, dipinta dal sanvitese Agostino Pantaleoni; alcuni decenni fa, sono venuti alla luce degli affreschi, raffiguranti scene della vita della Vergine: recano la data del 1614. Ricorderemo, per concludere, che nel 1584, per disposizione del visitatore apostolico mons. De Nores, Portovecchio divenne centro di Vicariato foraneo; in data 19 novembre fu nominato vicario il parroco don Giovanni Ralli, il quale aveva sotto di sè i parroci di Teglio, Cordovado, Gruaro, Cinto, Annone, Pravisdomini, Barco, Chions, Villotta, Pasiano, Brische, Lorenzaga, Rivarotta: mezza diocesi!
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