Diocesi di Concordia - Pordenonelogo
A+ | A-
» Home Page »  Parrocchie

Parrocchia MARON-San Michele Arcangelo

Indirizzo: Via IV Novembre, 16 - MARON, 33070 BRUGNERA (PN)
Decanato : Pasiano
Tel: 0434.623139
Note:
Maron (in passato anche Marone), fino a ieri poverissimo paese di contadini dimoranti in misere abitazioni coperte di strame, è divenuto oggi un centro florido ed elegante, grazie alla fortuna dei suoi intraprendenti mobilieri. Secondo il Puiatti il nome designava l'intera zona comprendente le ville di Prata, Puia, San Cassiano di Livenza, Brugnera e Tamai; territorio fino a un secolo fa poco abitato, coperto di boschi e intersecato da viuzze e sentieri, male tracciati e peggio tenuti, che divenivano melmosi fossati nei periodi di pioggia; attraversato da due torrenti, il Taglio (o Taio) e il Maron: forse quest'ultimo dà il nome alla villa, o viceversa. Secondo un attento «specialista», il dott. Pietro Rugo da Feltre, Maron significherebbe «luogo paludoso». La prima notizia che si ha di questa villa risale al 1214, quando i fratelli Gabriele II di Prata e Federico I di Porcia s'incontrarono in Maron per definire amichevolmente i confini delle loro giurisdizioni feudali. Dopo un secondo accenno del 1228, si riparlerà di Maron solo nella prima metà del sec. XV, quando la cappella di S. Michele Arcangelo verrà eretta in sacramentale. I primi documenti oggi conservati risalgono al sec. XVII; nel frattempo si era avuta l'invasione dei turchi (1499), che menarono strage e non ebbero certo rispetto delle vecchie carte, se uccisero anche il parroco. Con l'avvento del Dominio Veneto in Friuli, si stabilirono in Maron alcune famiglie patrizie veneziane, tra le quali si ricordano quelle dei Tiepolo, Valier, Aurio e Mazzoleni, che nella zona si costruirono le loro sontuose ville, che conobbero giorni di fasto e finirono poi, quasi tutte, nell'abbandono. La sunnominata chiesa di S. Michele era molto antica, certamente anteriore al sec. XIII, ma probabilmente non era officiata regolarmente, essendo una delle tante cappelle campestri sparse nel vasto territorio della pieve di Palse. Nel sec. XV, in data non precisata, le venne assegnato un sacerdote, che doveva attendere anche a quella di S. Margherita di Tamai. Nel 1515, nel corso di un processo canonico, viene affermato da vari testimoni «d'aver assistito all'erezione della curazia di Maron e di aver conosciuto personalmente i Rettori della medesima» (Puiatti). Se però, almeno indirettamente, consta della erezione della curazia, nessun documento ci attesta la promozione della curazia a parrocchia, che in ogni modo dev'essere avvenuta prima del 1584, anno della visita De Nores. La chiesa possedeva varie opere d'arte, delle quali una sola rimane: il battistero, datato 1537; tuttavia non si trovava così ordinata e ornata, se il vescovo Matteo I Sanaudo, nella visita pastorale del 1585, dovette lamentare parecchie noncuranze e lacune. L'anno precedente il visitatore apostolico De Nores non aveva mosso gravi rilievi. La chiesa aveva il battistero e quattro altari non consacrati: il maggiore dedicato al titolare e gli altri rispettivamente alla Risurrezione di Cristo (unico caso che ci sia dato d'incontrare in diocesi), al Crocifisso e a S. Sebastiano; presso di essa era istituita la confraternita del SS.mo. Nel massimo disordine invece la trova il vescovo Vallaresso nel 1703. La nuova chiesa, cioè l'attuale, venne iniziata nel 1720 e portata a termine nel 1774. Fu consacrata dal vescovo Andrea Casasola il 18 ottobre 1857: è una ripetizione decorosa degli schemi neoclassici in voga nei due secoli passati. L'altare maggiore proviene probabilmente da una chiesa di Portobuffolè; non si conosce l'autore della pala di S. Michele. Grazie all'intervento di munifici benefattori e alla carità dei parrocchiani, la parrocchiale è stata negli scorsi anni restaurata, abbellita di tele e altari nuovi e dotata di un organo. Due grandi dipinti, opera del pittore Teodoro Carniello di S. Odorico di Sacile, adornano le pareti laterali del presbiterio (1975). Con l'erezione della parrocchia di Tamai (26 maggio 1904) il vescovo Francesco isola conferiva alla chiesa il titolo di pievanale.
stampa paginasegnala pagina