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Il giardino: custodire, coltivare, far crescere. Attività per i ragazzi   versione testuale


L'evangelista Giovanni ci regala l'immagine del giardino come di un luogo dove si fanno scoperte straordinarie, dove quello che sembrava essere il custode è invece il Maestro tanto amato e tanto cercato, ora il Risorto. Già in Genesi, il primo libro della Bibbia, nei suoi primi capitoli si racconta di un giardino dove l'uomo e la donna vivevano come custodi e allo stesso tempo erano custoditi...
Un termine che ritorna dunque questo della custodia...rimanda al prendersi cura di altro da sé, alla dolcezza di avere qualcuno che si cura di noi, al proteggere senza soffocare...
Termine di non facile declinazione oggi in cui i gesti consueti con cui eravamo soliti manifestare questa cura diventano difficili o addirittura impossibili da vivere perchè il distaniziamento sociale e la distanza fisica da mantenere rendono impraticabile un abbraccio, una carezza, un tocco. Nel giardino di Genesi Dio aveva detto ad Adamo ed Eva di non mangiare il frutto dell'albero proibito: cioè di non appropriarsene, di non farlo proprio, di lasciarlo dov'era. Il serpente, nel ricordare loro l'ordine ricevuto, dice invece che è stato detto loro di non mangiare e non toccare. Viene aggiunto un divieto che non è divino: il tocco, il tatto è parte dell'uomo e del suo comunicare. E' cosa buona.
Melania Mazzucco, una importante scrittrice contemporanea, in un'intervista ha detto che questo isolamento l'ha messa davanti non solo alla precarietà dell'uomo ma alla spogliazione del quinto senso, il tatto: privazione che lei definisce un dolore dell'anima e che il parlare non supplisce perchè "la parola conta meno del calore che trasmettiamo con la presenza".
In questo che sembra essere una condanna all'infelicità e alla solitudine, ci viene incontro il Vangelo portandoci testimonianza dell'importanza di una voce, del calore del nostro nome pronunciato da chi ci vuole bene, della cura che si può manifestare in modi sempre nuovi e veri...
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