Diocesi di Concordia - Pordenonelogo
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Quinta Domenica di Quaresima 2014   versione testuale

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V domenica di Quaresima – Gv 11,1-45 (versione lunga)
 
La buona notizia che ci ha spinto a cominciare il cammino quaresimale non è solo il perdono dei peccati. La faticosa strada di quaresima che ha messo alla prova la nostra resistenza e convinzione ci ha mostrato la vicinanza di Gesù e la necessità della nostra purificazione per poter essere veri annunciatori del Vangelo intorno a noi e con gli altri. La buona notizia è la vittoria di Gesù sulla morte. Questo basterebbe a convincere chiunque a muoversi… a patto di crederci veramente. Il Vangelo di domenica prossima ci invita ad aprire gli occhi proprio su questa vittoria annunciata, per apprezzare di cuore la bellezza dell’annuncio di Pasqua.
Il collegamento tra la morte di Lazzaro e la morte di Gesù è esplicito: Giovanni lo sottolinea esplicitamente raccontandoci come dopo la risurrezione di Lazzaro il sinedrio decide di far morire Gesù e si mette concretamente in moto (Gv 11,47-57). Quale è quindi l’atteggiamento di Gesù di fronte alla morte di un amico? Con quale prospettiva vivere il nostro rapporto con la morte nostra e di altri? Queste domande ci aiuteranno ad ascoltare in pienezza l’annuncio della vittoria sulla morte che ci raggiungerà a Pasqua.
 
La morte di Lazzaro   –   La reazione di Gesù alla notizia della malattia e della morte di Lazzaro (vv.11-16) non è normale: non corre al suo capezzale, al momento della morte che egli conosce profeticamente non piange, né lascia intravedere chiaramente ciò che ha in mente di fare. Anzi, egli concepisce la morte di Lazzaro come momento di crescita: «Bene per voi che io non abbia potuto guarirlo» (v. 15). Il suo modo di vedere la cosa rimane così misterioso che i discepoli non possono capire ciò che vuole dire.
Per Gesù la morte non è solo la fine della vita, la chiusura, ma un momento della vita. Egli concepirà in questo modo anche la propria morte. C’è qualcosa di più che noi non sappiamo capire e che non capiremo finchè non vedremo che cosa il Signore ha intenzione di fare.
 
Le parole di Marta   –   Quando Gesù arriva a Betania, per prima incontra Marta (vv. 17-27). Marta ragiona con Gesù. Esprime in primo luogo il rammarico per la sua lontananza, ma poi si affida alla potenza di Gesù che lei stima e conosce. Non sa neppure lei, però, quello che sta chiedendo (vv. 22-24 e poi al v. 39) ma intuisce una possibilità. Nonostante ciò non si muove dalla sua posizione: «Risusciterà nell’ultimo giorno» (v.22). Prende alla lettera le verità che le sono state consegnate dalla sua tradizione ma non riesce ugualmente a dare un senso alla morte di suo fratello.
Si affida comunque a Gesù che riconosce qui come il «Cristo il Figlio di Dio», anche se fin’ora non ha salvato Lazzaro e senza aspettarsi che lo risusciti.
 
Maria   –   Quando Maria viene avvisata dell’arrivo di Gesù, corre senza ritegno verso di lui (vv. 28-32). Sebbene cominci il suo discorso con le stesse parole della sorella, ella non nutre una speranza più ferma di lei. Infatti, le sue parole rivelano la sua impressione che ora sia troppo tardi. Se c’è una speranza, è come uno strascico, non cosciente, che tarda a morire e si esprime nel pianto. Anche Maria è bloccata di fronte alla morte del fratello e non ha neppure la forza di ragionare o di scavare nel proprio fondo di credenze religiose. Esprime semplicemente una fiducia in Gesù che rimane muta e ha solo la forza disperata delle lacrime.
 
Il pianto di Gesù   –   Nei vv. 33-37 ci viene raccontata la scena che apre una finestra enorme sull’interiorità e sull’umanità di Gesù: piange. Due sono le chiavi di lettura da tenere insieme per capire il pianto di Gesù.
Una viene espressa dai Giudei. E’ interessante notare che non sono Marta o Maria a interpretare così il pianto di Gesù, né l’evangelista, ma altri che sono lì e esplicitamente non capiscono perché Maria corra incontro a Gesù (v. 31), né quello che accade tra i tre. Il motivo più ovvio e visibile ai più del pianto di Gesù è l’affetto per lo scomparso: Gesù piange perché dispiaciuto per la morte di Lazzaro. Ma non basta. Che senso ha piangere di dispiacere quando si sa che si sta per fare un miracolo (vedi vv.11 e 14)? Inoltre a noi non serve solo un Dio che ha compassione di noi. La morte è un problema pressante e il Messia se vuole essere tale, deve vincerla.
A guardare meglio infatti c’è una seconda interpretazione al pianto di Gesù. Mentre Marta parla con Gesù e mostra la sua fede, Maria rimane ferma al passato: «Se tu fossi stato qui» (v. 32) e le sue lacrime ora sono esattamente come quelle di altri presenti (v. 33): senza speranza. Anche Marta, che aveva cominciato bene, mostrerà lo stesso atteggiamento facendo notare che il morto da quattro giorni potrebbe puzzare (v. 39).
La morte di Lazzaro ha un senso, il Cristo (Marta l’ha riconosciuto) è qui per mostrarlo, eppure nessuno sta attendendo nessuna salvezza, tutti ci hanno messo dolorosamente una pietra sopra. Gesù rimane turbato dal fatto che la morte, vicina, può chiudere gli occhi anche ai vivi e togliere la speranza. Anche quando il Cristo in cui si crede è presente e vuole aprire i sepolcri, l’idea della morte è così forte che si pensa più ai suoi effetti che non a che cosa vuole fare Gesù. Il suo pianto è per la forza della paura che egli vede operare nei suoi fratelli, paura che non concede di sperare e che renderà difficile ai suoi accettare anche la morte del maestro stesso.
 
La risurrezione   –   Gesù prima di chiamare Lazzaro ringrazia ad alta voce il Padre, che consola il suo pianto con un progetto che mostra un senso a una morte (la sua) e quindi a tutte le altre. Quindi svela il senso della morte di Lazzaro, che è in parte il senso anche della morte di Gesù (v. 42: “credano che tu mi hai mandato”). In questo modo Gesù mostra che la morte può avere un valore, un senso, come lo avrà la morte sua.
Ma ci indica anche che nonostante l’acqua viva della nostra fede e gli occhi aperti della speranza, ci sono alcuni eventi che ci bloccano completamente come la morte, il fallimento e la sensazione di essere perennemente peccatori. Non basta aver riconosciuto il Messia, ci sono lacrime che ci offuscano la vista. Abbiamo bisogno ancora di ascoltare l’annuncio di una risurrezione che ci permette di superare il muro psicologico della morte con una speranza che ci permetterà di andare ben oltre. A questo annuncio ci prepariamo sempre più da vicino.
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